Mu

Nel corso della sua lunga attivita' Zhao Zhou (Joshu, 778-879) insegno' in modo semplice, solo con poche e sobrie parole, e si dice che mentre parlava una luce sembrava aleggiare intorno alla sua bocca.
Dogen Kigen, che critico' apertamente molti dei suoi antenati nel dharma, pote' solo mormorare, pieno di soggezione: "Joshu, l'antico Buddha".
Quaranta generazioni di studenti zen e molti altri ancora a partire dalla sua epoca, cinesi, coreani, vietnamiti, giapponesi, e adesso persone da tutto il mondo, hanno mormorato, la sua unica parola mu, evocando la viva presenza dello stesso maestro.
Questo mu e' un arcano, un'antica parola o espressione sulla quale si sono concentrati i successivi ricercatori nel corso dei secoli, per scoprire che si tratta di un'apertura nella comprensione spirituale.
Quando vi unite a quella corrente avete preso per mano innumerevoli pellegrini del passato, del presente e del futuro.
Nell'uso attuale il termine mu significa "non ha", ma, se fosse davvero quello il significato complessivo che intendeva Zhao Zhou, non ci sarebbe alcuno Zen.

(Robert Aitken The Gateless Barrier)



Lao-tse sosteneva che solo nel vuoto si trova cio' che e' veramente essenziale.
La realta' di una stanza, ad esempio, va ricercata nello spazio vuoto delimitato dal tetto e dalle pareti, e non nel tetto e nelle pareti in se'.
L'utilita' di una brocca consiste nel vuoto nel quale l'acqua puo' essere versata, e non nella forma della brocca o nel materiale di cui e' fatta.
Il vuoto e' onnipotente perche' contiene ogni cosa.
Solo nel vuoto il movimento e 'possibile. Colui che riuscisse a fare di se' un vuoto in cui gli altri potessero entrare liberamente riuscirebbe a dominare ogni situazione.
L'intero puo' sempre dominare la parte.

(Kakuzo Okakura Lo Zen e la cerimonia del te')

 

Al vuoto vengono attribuiti dieci significati:
In primo luogo e' indisturbato. Cioe', per esso nessun fenomeno, comunque sia la sua forma, costituisce un pericolo.
In secondo luogo e' onnipresente. Non vi e' nessun luogo che non possa raggiungere.
In terzo luogo e' privo di differenza, cioe' non conosce differenza alcuna.
In quarto luogo e'ampio e aperto, cioe' non ha limiti.
In quinto luogo non appare, cio' non presenta nessuna manifestazione conoscibile dai sensi.
In sesto luogo e'puro. Cioe', e'incontaminato e senza macchia.
In settimo luogo e'stabile e immoto, cioe' non nasce ne' tramonta.
In ottavo luogo non ha essere. Cioe', e' al di la' di ogni misura.
In nono luogo e' vuoto senza essere vuoto. Cioe' non e' attaccato a se' stesso.
In decimo luogo non possiede nulla. Cioe' non possiede e non puo' essere posseduto.

(Yung-ming dal sesto capitolo del Tshung-ching-lu in cui cita Shih-mo-ho-yen-lun dal terzo capitolo della Disputa del grande veicolo del buddismo)
 


Mettiamo insieme trenta raggi e chiamiamoli ruota;
ma e' dallo spazio in cui c'e' il nulla che l'utilita' della ruota dipende.
Torniamo argilla per fare un vaso;
ma e' dallo spazio in cui c'e' il nulla che l'utilita' del vaso dipende.
Apriamo porte e finestre per fare una casa;
ed e' da questi spazi in cui c'e' il nulla che l'utilita' della casa dipende.
Percio', come sfruttiamo cio' che e',
riconosciamo l'utilita' di cio' che non e'.

(Lao Tse Tao Te Ching)



|Alla realta' del vuoto tutte le cose devono la loro trasformazione che, a sua volta, e' segno o indice della realta' del vuoto.
La vacuita' corrisponde al vuoto, alla totale assenza di esistenza intrinseca.
Abitualmente spiego che e' omologabile allo zero. Infatti uno zero, in se', non e' nulla ma senza lo zero e' impossibile far di conto.
Di conseguenza uno zero e'qualcosa pur non essendo nulla.
Lo stesso dicasi per il vuoto. Il vuoto e' il vuoto, ma nello stesso tempo e' la base di tutto.

 

Sullo spazio e il big-bang:
Molti filosofi orientali, in particolari i buddhisti si rifanno ai quattro elementi fondamentali - terra, acqua, fuoco, aria - ai quali va ad aggiungersi il quinto, lo spazio.
I primi quattro elementi sussistono grazie alla presenza del quinto, che permette loro di emergere e di funzionare.
Secondo certi testi buddhisti, come per esempio il Kalachakra Tantra, lo spazio o etere non e' un vacuum assoluto o un vuoto privo di materia, ma e'composto di "particelle vuote".
I quattro elementi si generano da tali particelle partendo dalla materia piu' sottile per finire a quella grossolana (aria, fuoco, acqua, terra) secondo un processo detto di generazione.
In seguito le particelle si dissolvono passando dalla materia grossolana a quella sottile per reintegrare i fondamentali costituenti vuoti (terra, acqua, fuoco, aria).
E' il processo di dissoluzione. Lo spazio o vacuum universale e' la base di ogni processo.
Il big-bang che visualizza la nascita dell'universo, ha indubbiamente un punto in comune con il vuoto universale.
La piu' piccola delle particelle studiate dalla fisica moderna si presenta simile a quella che noi chiamiamo "particella vuota".
Percio' ho la sensazione che sarebbe molto importante riflettere su questi paralleli che, nella loro forma, presentano un'analogia.
Noi siamo "vuoti", o, meglio, la materia che ci compone e' vuota. Precisiamo, tuttavia, che con questo termine non si intende "il nulla".
A nostro parere, il mondo del quale facciamo parte e' un fluido, una corrente di stati.
Ma cio' non significa che sia inconsistente, il nulla.
Tutte le cose sono interrelate, dipendono le une dalle altre.
Niente esiste separatamente.
A causa delle molteplici influenze che ricevono , le cose appaiono, esistono e scompaiono per poi riapparire nuovamente. Ma non esistono mai per se stesse.
Dunque la forma e' "vuota", vale a dire non e' separata, non e' indipendente, ma dipende da molti altri fattori.
Il vuoto e' forma, giacche' ogni forma si sviluppa in questo vuoto, in questa assenza di un'esistenza autonoma.
Il vuoto esiste solo per condurre alla forma, per renderla possibile.

(Dalai Lama Samsara. La vita, la morte, la rinascita)